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La mostra della Scuola del Libro dell'Umanitaria
Estate nei chiostri dell'umanitaria




Chi volesse può scaricare (cliccando qui a lato)
in formato PDF, i 4 pannelli che raccontano la storia
della Bauhaus italiana
.


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il volume sulla Scuola del Libro
"Spazio ai caratteri"


4 pannelli a colori

dimensione 1,7 Mb
A scuola di carattere - Immagini e documenti per il centenario della Scuola del Libro

Dal 1904 raccolta di documenti immagini e testi
per una mostra... di carattere

Volume a disposizione curato dalla Società Umanitaria e dalla Cooperativa Raccolto:
"Spazio ai caratteri" l'Umanitaria e la Scuola del Libro
(Ed. Soc. Umanitaria-RaccoltoEd.-SilvanaEd.)


La storia della Scuola del Libro è un tassello determinante del percorso programmatico che la Società Umanitaria ha intrapreso e portato avanti nel corso di tutto il ‘900, perché per la prima volta fa emergere il complesso itinerario di una delle strutture più originali e innovative dell’ente milanese, creata apposta per la formazione, la qualificazione e il perfezionamento dei giovani lavoratori del settore poligrafico.

All'inizio del'900 la Scuola del Libro comincia a radicarsi nel tessuto milanese. Nove le sezioni (compositori a mano e compositori meccanici, impressori tipografi, correttori tipografi, punzonisti di caratteri, incisori del legno, litografi, galvanotipisti e stereotipisti, fotomeccanici, legatori e commessi librari), suddivise in corsi serali di complemento per giovani apprendisti e serali e festivi di perfezionamento per operai effettivi. Tutti gratuiti.
Una Bauhaus italiana. Merito di insegnanti di livello europeo Leopoldo Metlicovitz, Edoardo Lacroix, Giulio Stucchi, Raffaello Bertieri, Giulio Cisari, Guido Marussig, Atanasio Soldati, Guglielmo Frigerio, Luigi Veronesi, Alberto Matarelli.



Nel dopoguerra la Scuola rinasce. Negli anni '50 a sostituire l’ottimo e rigoroso Michele Provinciali e per condividere con Giovanni Peviani la direzione tecnica della Scuola, arriva Albe Steiner che irrobustisce l’impianto didattico, favorendo il più possibile una cultura dell’immagine che si “contaminasse” il più possibile con la letteratura, l’arte, il cinema, il design, l’architettura, la pubblicità: “In una scuola come questa non si tratta di seguire con presuntuosa pigrizia una esperienza od un’altra, ma di trarre dalle nostre stesse radici economiche, politiche, sociali, storiche, culturali, tutti gli elementi tipicamente caratteristici del nostro modo di pensare e di operare, che possono realmente dare un concreto stile alla grafica ed alla editoria nel nostro Paese ed a sviluppare la personalità dell’allievo.
Qui, le lezioni sono una continua alternanza di cultura viva e di pratica viva così che l’allievo sempre ne tragga riferimento diretto ed esperienza pratica in costante scambio di idee, stimolanti l’osservazione, la sintesi, la comunicazione umana
”.

Ciò che rende speciale la Scuola non è solo la solidità dell’impianto didattico (tra l’altro, nel 1962 arriva da parte dell’Ente Nazionale per l’Istruzione Professionale Grafica il riconoscimento della validità dei diplomi conseguiti). A dare prestigio è anche la validità dei docenti. Durante la sua direzione (incarico mantenuto fino alla morte, nel 1974), Steiner trasforma la Scuola del Libro in un laboratorio interdisciplinare unico, riuscendo ad avvalersi dei maggiori esponenti del rinnovamento grafico della seconda metà del ‘900: uomini come Luigi Veronesi, Max Huber, Bob Noorda, Pino Tovaglia, Giancarlo Iliprandi, Massimo Vignelli, Remo Muratori, Erberto Carboni, Enzo Mari, insieme a personalità della cultura come Mario De Micheli, ai grandi fotografi Paolo Monti e Ugo Mulas, o al teorico della fotografia Antonio Arcari.

L’inizio di tutto, il momento della determinazione dei ruoli, quello della assunzione di responsabilità precise, quello della sperimentazione, della codificazione, della affermazione della identità del design grafico italiano, è stato in via Daverio. Un preciso modo di fare design, e di insegnare design, è iniziato in quei laboratori. Non dimentichiamolo”.
1969. Disegno apparso su "Radar".
(da "Spazio ai caratteri")

Ricorda Heinz Waibl
, chiamato all’Umanitaria da Max Huber: “Qui c’era la scuola dell’immaginario. Avevamo solo carta, matita, pennello, colori, forbice, un tavolo, uno sgabello e tanto entusiasmo. Tra sperimentazione ed esercitazioni, si viveva in uno stato di grazia che coinvolgeva non solo i ragazzi, ma anche noi docenti. In quelle aule partivamo con esercizi preliminari, con forme e colori, che ben presto si trasformavano in tematiche complesse di sistemi di comunicazione visiva: insomma, vedevamo i progetti crescere e diventare storia”.

Individuato un soggetto, gli allievi si esercitavano a interpretarne la natura tangibile, in modo da trasformarne il senso e le finalità con gusto creativo, con riferimenti all’arte, alla cultura, alla comunicazione. Ogni lavoro diveniva un laboratorio davvero intersettoriale; vi concorrevano tutte le tante attività professionali che contraddistinguevano la Scuola del Libro. Ricorda oggi Giancarlo Iliprandi. “Difficile descrivere l’atmosfera, il clima di amicizia, il piacere di ritrovarsi “a scuola”, quasi fossimo tornati ragazzi. Il senso di appartenenza a un gruppo per nulla elitario o esclusivo, però ben identificabile e identificato. Un gruppo che, in un modo o nell’altro, aveva già conosciuto diversi momenti di incontro operativo: vuoi nello studio dei Castiglioni, vuoi negli uffici della Rinascente, vuoi presso gli editori".

Qui sotto, da "Charlot con le ali"
di Vladimir Vladimirovic Majakovskij da un dipinto di Ferdinand Léger. Serigrafia realizzata alla Scuola del Libro dell'Umanitaria (1972).
(da "Spazio ai caratteri")

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