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GIANFRANCO DRAGHI
Secondo la propria degnità

Leon Battista Alberti e Simone Weil


La presentazione si è tenuta alla

Società Umanitaria di Milano in sala Riccardo Bauer


Con la lettura del saluto dell'Autore
L'inedito di Roberta De Monticelli e la presentazione al libro curata da Arturo Colombo
Scheda editoriale del volume con le caratteristiche tecniche




Dopo la lettura del saluto del Capo dello Stato,
Giorgio Napolitano,
e del Segretario Generale della Presidenza della Repubblica,
Donato Marra:

Gentile Dottore,

la ringrazio per aver informato il Presidente della Repubblica
della presentazione del volume di Gianfranco Draghi
Secondo la propria degnità. Leon Battista Alberti e Simone Weil

dedicato all'architetto, umanista e poeta rinascimentale
e alla grande filosofa e scrittrice francese del '900.

Il Capo dello Stato esprime il suo apprezzamento per l'iniziativa che,
proseguendo il fecondo e originale cammino di sperimentazione culturale
avviato dalla Cooperativa «Raccolto», intende riaffermare,
attraverso la lezione di due insigni testimoni del proprio tempo,
accomunati da una fortissima tensione ideale,
il primato dell'etica nell'evoluzione delle società contemporanee
e nell'esercizio dell'azione politica.

In uno scenario caratterizzato da un diffuso sentimento di incertezza e di precarietà,
l'incontro milanese può costituire un utile contributo di riflessione e di approfondimento, nel solco della coerente e appassionata adesione ai grandi valori europeisti che ha contraddistinto il percorso intellettuale e l'impegno civile
del noto scrittore ed artista Gianfranco Draghi.

Nel formulare l'augurio sentito per il successo del convegno,
il Presidente della Repubblica invia a lei, all'autore,
ai professori Colombo e De Monticelli e a tutti gli intervenuti
un cordiale e partecipe saluto,
cui unisco il mio personale.

Donato Marra



sono intervenuti
:
Roberta De Monticelli, Arturo Colombo
e Francesco Oppi

Letture dei testi di Gianfranco Draghi a cura di
Roberto Melogli


Ha presieduto
Piero Amos Nannini

Presidente dell'Umanitaria

Una iniziativa della
Società Umanitaria con la Cooperativa Raccolto


in coordinamento con

Fondazione Humaniter



Buona sera a tutti,
innanzitutto voglio dire grazie a Roberta De Monticelli ed Arturo Colombo per aver accettato di partecipare a questo incontro e per averci fatto ragionare sugli scritti di Draghi e sull’autore stesso.
Grazie al Presidente della Società Umanitaria, Piero Amos Nannini e al Direttore generale, la cara amica Maria Helena Polidoro, per l’ospitalità sempre impeccabile. Un particolare pensiero lo dedico al carissimo Claudio Colombo che con l’impegno e la serietà che lo contraddistinguono si dedica all’archivio storico di questo benemerito Ente.
La Società Umanitaria, con cui abbiamo l’onore di collaborare dal 1995, è un luogo storico milanese di respiro nazionale ed europeo, centrale di cultura e di programmazione socio culturale, di formazione e di impegno nella ricerca di strumenti concreti per far "elevare da sé medesimi" i gruppi, le comunità, le classi (o interclassi) sociali meno fortunate.
Quest’anno ricorre il trentennale della scomparsa (solamente materiale se ci impegneremo tutti) di Riccardo Bauer, partigiano, granitica colonna della democrazia italiana e naturalmente di questa Società Umanitaria che ha saputo reinnalzare e guidare, prima come vice presidente e poi come presidente, per oltre trent’anni.
Mentre Bauer era prigioniero a Ventotene e poi a Roma, Gianfranco Draghi, esule in Svizzera, affiancando Altiero Spinelli e Luciano Bolis pensava e quindi faceva nascere l’idea moderna di Europa, poi dirigendo quella pubblicazione così decisiva che fu “I quaderni della crisi”. Furono certamente anche queste "arditezze sociali", immagine che traggo dai testi programmatici della Società Umanitaria, legata (nella forma espressiva) al passato, l'arditezza sociale è in realtà ciò di cui oggi, soprattutto oggi, sentiamo il bisogno: ne sentiamo anzi la necessità inderogabile.
Che significato si può dare all’ardire nella ricerca del miglioramento delle condizioni sociali oggi? Possiamo dire con ragionevole sicurezza che oggi è impossibile, ma soprattutto è inefficace o addirittura pericoloso, separare i concetti di intervento sociale e di crescita culturale. Un intervento sociale che non preveda crescita culturale si riduce di fatto a intervento assistenziale, e l’intervento di questo tipo pur avendo qualche valore (semplicità di attuazione, facile coinvolgimento delle emozioni e delle pulsioni dei privati alla partecipazione economica attiva, alleviamento nell’immediato di cattive condizioni dell’assistito), nasconde insidie serpentine e velenose: nel medio e lungo termine, infatti, mina il concetto di solidarietà sociale, il concetto di sussidiarietà, l’idea di partecipazione e condivisione del progresso della società a tutti i livelli; sostanzialmente giustifica e promuove, nel fatto stesso di essere messo in atto, l’opinione che la differenza di classe, la differenza di stato economico-sociale, il gap nella possibilità di accesso al sapere e alle articolate espressioni dell’essere della nostra società è cosa giusta, inevitabile e quindi immodificabile.
Oggi noi con l’aiuto di Gianfranco Draghi e di questi testi meravigliosi che abbiamo la fortuna di aver dato alle stampe; e proprio anche attraverso questi testi, siamo qui a pensare, a condividere, a confrontarci per il fare di domani.
Un fare a cui ci siamo sempre dedicati: costruire sinergie, parlare con i giovani, agire con i giovani, soprattutto ascoltare i giovani.
Con loro, con diversi loro, in tanti anni abbiamo realizzato il senso del nostro sodalizio culturale.
Questa è la missione della Cooperativa Raccolto oggi e della cascina del Guado dal 1969 luogo in cui sono nati e cresciuti una quantità impressionante di questi interventi e dove si sono formati e si formano giovani provenienti da diverse realtà.
Negli ultimi dieci anni abbiamo sviluppato un campo editoriale ampio e dato alle stampe oltre 60 titoli di cui alcuni sono rilevanti ricerche storico-documentarie che hanno occupato lunghi periodi di ricerca.
Dopo tutto questo febbrile e appassionante impegno siamo ancora qui tra mille difficoltà, come tanti del resto (ma questo non ci rincuora, anzi), a difendere il valore dell’arte, della cultura e soprattutto delle persone che spendono la propria vita in questi campi fondamentali che in fondo sono gli unici che ci differenziano dagli automatismi universali che governano il resto delle creature di questo nostro piccolo, piccolo mondo.
Crediamo che in questo luogo di Milano da sempre faro di autonomie e palcoscenico di innovazione debba venire ancora una volta, un messaggio di “trasgressione” in quanto si tenga la trasgressione come uscita da tracciati comodi, esplorazione, ricerca gioiosa di disegnare nuove mappe o anche, perché no, di riproporre ottime prassi di un passato (non certo remoto) che sono state dimenticate e che oggi possono essere efficacissime o, paradossalmente, innovative.

Grazie per le bellissime (intense) letture a Roberto e alla Fondazione Humaniter che con i suoi corsi sa coniugare l'impegno sociale con quello della diffusione della cultura.

Grazie anche ad Antonio Rovello e alla scuola dei panificatori dell’Umanitaria che ci offre i prodotti del proprio forno.

Il pensiero in questo freddo ma caldissimo pomeriggio va ora al nostro amico Gianfranco nella sua casa di Fiesole da cui continua a promanare amore, energia, affetto per il prossimo con la sua sapiente e umanissima ironia ed auto-ironia e da cui continua incessantemente a fare arte per farci stare meglio.

Grazie Gianfranco per averci regalato ancora una volta la voglia di essere davvero società umanitaria.

Francesco Oppi
Società Umanitaria.
Milano, 7 febbraio 2012

 


Gianfranco Draghi

Secondo
la propria degnità

Leon Battista Alberti
e Simone Weil

Con interventi di
Arturo Colombo
Filippo La Porta
Lucio Levi


"L'energia che scaturisce da questa lettura è illuminante.
L'analisi profonda e l'esposizione vivacissima aprono
visioni e prospettive soprattutto
alle scelte di futuri possibili"



(...) il vibrare dei rapporti umani, l’edificare, l’abitare, l’autogoverno di sé come entità sensibili nel mondo delle cose. Il valore d’esserci e trasformare nel movimento del cosmo finito-infinito. Ciò che conta non è il mentale, è l’energia, il segno, il sogno-simbolo che ci cangia: l’uomo è un moscerino assurdo che sbatte le ali in un bicchiere invece di uscirne a illuminarsi: eventualmente, se diventa lucciola, ad illuminare. (...) G. F. Draghi



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