Cooperativa Raccolto
 
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Mostra itinerante tra letteratura ed arti visive
in collaborazione con Società Umanitaria e Comune di Inveruno

100 opere in mostra per altrettanti Canti della Divina Commedia

Cataloghi in PDF e schede tecniche

Sostengono il progetto:

Società Umanitaria
Comune di Inveruno
(MI)
Comune di Robecchetto con Induno
(MI)
Provincia di Milano

Calini Sas
Sociètà Edificatrice Abitazioni Operaie

 
Inferno (estratto PDF)
scheda tecnica
Purgatorio (estratto PDF)
scheda tecnica
Paradiso (estratto PDF)
scheda tecnica

Le copertine dei cataloghi dedicati alle tre Cantiche dantesche.
(Raccolto Ed. 2007, 2008, 2009)
Inferno con un testo critico di Andrea B. Del Guercio;
Purgatorio
con un testo critico di Rossana Bossaglia;
Paradiso
con un testo critico di Giorgio Seveso.


La Performance di BROS all'Umanitaria in luglio 2010


L'inaugarazione nel Chiostro dei Glicini della mostra sul Purgatorio nel 2008.
Sulla destra Maria Helena Polidoro, Direttore Generale della Società Umanitaria con Rossana Bossaglia in primo piano.



Stefano Pizzi
IX Canto - INFERNO

Pino Deodato
XXXIII Canto - PURGATORIO

Gioxe De Micheli

VII Canto - PARADISO


Artisti impegnati nella terza Cantica _ Paradiso:

Lorenzo Perrone - Carlo Montesi - Romeo Borzini - Lamberto Correggiari - Matteo Capobianco - Vito Intini - Gioxe De Micheli - Paola Nasso - Sergio Ciulli - Daniela Giovannetti - Barbara Gabotto - Giacomo Guidetti - Antonio Tonelli - Patrizia Cigoli - Matteo Di Corato - Grazia Gabbini - Fausta Dossi - Silvio Manzotti - Lidia Kaly - Giuliano Grittini - Andrei Cristian Iancu - Bros - Loredana Galante - Claudio Nicolini - Salvatore Dongiovanni - Antonio Fomez - Bruna Aprea - Yumiko Tachimi - Giuliana Fanti - Daniela Rancati - Cristian Sonda - Elvio Marchionni - Fernando De Filippi.

Artisti impegnati nella seconda Cantica_ Purgatorio:

Francesco Correggia - Giovanni Mazza - Lelo Cremonesi - Michele Stasi - Topylabrys
Togo - Agustin Español Viñas - Carmine Sabbatella - Nico De Sanctis - Ernesto Saracchi - Carlo Ballerio - Massimo Silvano Galli - Fernanda Borio - Andres Romera Rodriguez - Gianni Gangai - Carmine Caputo di Roccanova - Giovanni Blandino - Mario Arlati - Lino Di Vinci - Raoul Cecchini - Silla Ferradini - Marit Amesz - Silvia Testerini Bono - Gianni Lattanzi - Gemma Romera Jordan - Alton Falcone - Joan Pasqual - Lia Cavanna - Luciano Gibboni - Cristina Fumagalli - Maria Luisa Ritorno - Silvia Manazza - Pino Deodato.


Artisti impegnati nella prima Cantica_ Inferno:

Ernesto Treccani - Gudrun Sleiter - Luciano Ragozzino - Paolo Baratella - Luigi Granetto - Ugo Sanguineti - Emilio Tadini - Daniela Benedetti - Stefano Pizzi - Daniele Oppi - Domizio Mori - Marco Viggi - Giorgio Roggino - Gastone Mariani - Vincenzo Ognibene - Franco Cenci - Renato Galbusera - Maria Jannelli - Giancarlo Colli - Antonella Parolo - Vincenzo Vinotti - Gerardo Lo Russo - Rino Crivelli - Antonio Lodola - Massimo Marchesotti - Gianfranco Draghi - Giuseppe Abbati - Silvio Bellini - Giorgio Venturino - Alessandro Negri - Sabino Ventura - Armida Lombardi - Marisa Camillo - Luigi Regianini.



Dalla presentazione alla mostra
"Inferno" (2007):

Daniele Oppi e la cultura del “Libro d’artista”

di Andrea B. Del Guercio

La realizzazione di questa mostra e la pubblicazione di questo catalogo erano uno degli innumerevoli progetti di Daniele Oppi; in più occasioni me ne aveva parlato con il suo costante e generoso entusiasmo e chiedendomi di collaborare con una breve riflessione.
Di fronte all’improvvisa scomparsa di Daniele il mio contributo si allarga e si orienta verso la natura culturale di questo evento quale valore emblematico di tutto un suo procedere creativo svolto nel tempo e particolarmente vicino alla mia stessa concezione critica; mi sembra interessante collocare la volontà caleidoscopica di Daniele Oppi quale forma specifica del fare pittura e del fare arte, dove cioè si intende come vivere realmente l’interdisciplinarità e la vitale complessità dei linguaggi visivi, delle infinite variabili della comunicazione iconografica, l’esasperazione delle avventure cromatiche, di tutto un mondo, tra grandi e piccoli valori, tra momenti espressivi, errori e qualche banalità.
Un territorio di cultura visiva dove si intende preservare e sostenere l’affermazione di ogni straordinaria avventura espressiva, ma soprattutto vista in un’ottica non separata, non asetticizzata, ma nella ricchezza dell'essere d’insieme; di fronte a quest'ultima lunga stagione “fredda”, costruita attraverso i rigorosi steccati indotti dalle regole di mercato e dai sistemi critici, il progetto culturale di Oppi è ancora quello della complessità e della ricchezza, del rispetto dell’avventura espressiva del singolo artista e del singolo fruitore, dove ogni opera cioè è sempre e comunque un frammento di umanità.
Nello specifico il progetto editoriale ed espositivo trova la vivace coesione tra il testo poetico di Dante Alighieri, accennato nelle delicate lettere, ed un ampio sistema di decodificazione iconografica; all’unità letteraria corrisponde l’articolazione dei diversi campi, le figure e le voci, le colpe e le forme di espressione, mentre il sistema per immagini si frantuma per singolo autore e per singola immagine per poi ricostruirsi nel volume attraverso la forma conclusa di un’esperienza globale.
Questa capacità di Oppi di far vivere, di creare fondi di collegialità, si traducono in una nuova forma di contemporaneità dell’opera dantesca; l’“Inferno”, tanto e profondamente studiato ed analizzato nei secoli, appare attraverso l’arte visiva ancora attivo nella creatività e nella sensibilità contemporanea ed ogni artista appare tassello di un mosaico vivace e complesso; ogni immagine che accompagna il testo ci parla di una volontà di lettura e di un desiderio di partecipazione che nelle sue dimensioni sembra inesauribile, quasi a voler predisporsi ancora a nuove “Illustrazioni”.
L’intera mostra ed il volume che la accompagna sono la tangibile prova di quanto arte e letteratura continuino a convivere ed a produrre nuovi contributi; ritengo cioè collocare questo nuovo evento in quella grande storia dell’arte moderna e contemporanea che ha fatto del “libro d’artista” un oggetto straordinario di creatività ed a cui numerosi artisti anche presenti in questo progetto hanno portato significativi contributi; valga ricordare in questa occasione anche solo il nome di Ernesto Treccani nell’infinita e straordinaria sua produzione e proliferazione di opere-immagini; non posso non ricordare, contro l’oblio del tempo, la sua vivace e significativa collaborazione alle preziose Edizioni dell’Upupa create da quel grande scrittore fiorentino che fu Piero Santi negli anni ‘70.
Daniele Oppi mi ha permesso con questa pagina di ricordare un patrimonio ed una cultura che non deve essere dimenticata; l’opera di Oppi torna cioè a sottolineare la persistenza positiva di ogni momento di compenetrazione estetica utile ad una fruizione che si qualifica attraverso i processi d’interferenza e di relazione.


Dalla presentazione alla mostra "Purgatorio" (2008):
Arte come “varietà di attitudini e sentimenti”

di Rossana Bossaglia

I trentatre artisti che sono stati qui invitati a illustrare la seconda Cantica della Divina Commedia sono artisti già noti, presenti nel nostro panorama culturale, per la più parte di formazione italiana; ma inseriti in diverse tendenze espressive, quindi testimoni della varietà delle forme stilistiche in atto al giorno d’oggi.
Nella sequenza incontriamo, per fare qualche esempio, esponenti di una figurazione di tradizionale matrice, quindi dal piglio narrativo; altri ispirati all’astrattismo storico; alcuni deliberatamente descrittivi, altri vistosamente simbolici.
In taluni è evidente la volontà di farsi interpreti dell’atmosfera dantesca in quanto tale, di sentirsi perciò immedesimati nel Medioevo, altri invece testimoniano il significato assoluto, fuori dal tempo della creatività dell’eccelso poeta. In tutti, comunque, è messa in risalto la forza comunicativa della Divina Commedia, che appare come un racconto leggibile a seconda della formazione esistenziale e culturale del lettore, dunque capace di trasmettere messaggi variati, a seconda dei luoghi e dei momenti in cui è in rapporto chi l’accosta.
Il tema del Purgatorio, peraltro, è particolarmente adatto a questa libera invenzione di immagini, non appoggiandosi al concetto della dannazione, dunque del peccato, né a quello della redenzione; bensì al principio della varietà di attitudini e sentimenti che si manifestano nella vita corrente.
La suggestione fantastica è comunque lo stimolo creativo che ha condotto la mano del poeta e quello in cui riconosciamo in noi la sua possibile interpretazione; come dire: nessuno di noi ha la grandezza di Dante e tuttavia Dante rappresenta, ed è, tutti noi.

Dalla presentazione alla mostra "Paradiso" (2009):
L'Arte in Paradiso

di Giorgio Seveso

Quanti sono, prima e dopo il grandioso Gustave Doré, gli illustratori della Divina Commedia?
Certamente moltissimi, e di tutte le epoche e qualità. Forse un po’ meno invece, ma certo sempre tanti, sono i pittori che dell’immortale poema si sono in qualche modo serviti per elaborare una loro personale visione, figure e segni ispirati a questo o quel brano, a questa o quella evocazione. Senza dunque illustrare, bensì interpretando, tramite i loro personali linguaggi d’espressione, le mille e mille ispirazioni al racconto, alla fantasticazione, alla metaforizzazione dei sentimenti umani di cui sono preziosamente intrecciate le terzine incatenate di Dante.
Queste pagine universali, difatti, talmente dense di immagini poetiche e metafore da costituire un mondo in sé, capace di traversare i secoli e le culture senza mai perdere nulla della sua pertinenza e della sua freschezza, sono sempre state e sono ancora oggi simboli e suggestioni profonde che non possono che straordinariamente stimolare e innescare la visionarietà, la trasfigurazione dei significati e delle allegorie, l’immaginazione più ardita e complessa in chi le percorra con sensibilità aperta e animo in ascolto, in ogni momento e condizione.
Lo hanno dimostrato anche gli artisti che a suo tempo hanno accettato l’invito di Daniele Oppi e degli amici del Raccolto, lavorando gli anni scorsi sul tema de l’Inferno e del Purgatorio.
La collezione delle loro opere è un tale sorprendente ed effervescente florilegio di forme e figure, di interpretazioni e di letture varie e articolate da divenire anche lo specchio acuto e riassuntivo delle molte tendenze dell’arte contemporanea: una raccolta di realizzazioni che varrà davvero la pena, quando sarà possibile, di pubblicare e rivedere tutte unite in un unico corpus espositivo…
Unendole, appunto, a quelle di oggi, pervenuti come siamo a trattare infine del Paradiso che, delle tre Cantiche, è certo la più eterea, la più celeste e spirituale, la più fervida di sentimenti trascendenti, di allusioni impalpabili, di enigmi che sciolgono la ragione nella luce accecante del divino.
E se, come si dice, è pur vero che tra Inferno e Purgatorio le storie di peccato sono probabilmente più divertenti e di gusto più frizzante rispetto a quelle di virtù, è anche evidente che ancora una volta gli artisti si sono trovati dinnanzi un compito anche qui d’entusiasmo ma pure d’inquietudine, se non di timore e reverenza, laddove la grandezza inarrivabile di questa letteratura travalica il puro dato letterario e, in termini plastici o figurativi, quasi lo fa girare a vuoto, rendendone superflua, addirittura pleonastica se non “trasgressiva”, ogni interpretazione.
Il Paradiso, difatti, è già in se stesso una montagna d’immagini, la cui ascesa è tappezzata di folgoranti visioni, talvolta impervia e talaltra dolce ma, sempre, segnata da sentieri sublimi, percorrendo i quali l’animo del lettore (stavo quasi per scrivere “del riguardante”, come dire dello spettatore) si concentra e si perde lentamente nel gorgo della Commedia dantesca e delle sue visioni, nelle sue linee di forza ampie e curve, nelle potenzialità delle sue iperboli, nel vigore profondo del suo languore paradisiaco, della sua contemplazione dell’indicibile.
Entrare nell’immaginario del Paradiso è come entrare in uno spazio in cui il pensiero si inchina al mistero, in cui tutto diventa possibile, in cui addirittura la rappresentazione del sacro diviene essa stessa sacrale, “miracolo” di fede e insieme di poesia, laddove è ben difficile distinguere – almeno agli occhi d’oggi – quale delle due prevalga o determini la natura dell’altra. Il viaggio cominciato nella “selva oscura” si conclude oggi con “l’amor che muove il sole e l’altre stelle”, ed è come se appunto la grande poesia – e solo la sua virtù e il suo potere d’illuminare ogni cosa ed ogni piega del mondo e dell’uomo – portassero l’Alighieri, e noi lettori con lui, a compiere un itinerario di comprensione, un viaggio iniziatico teso ad imparare la ragione degli uomini e, insieme, i sentimenti di comunità, di adesione, d’amore appunto, verso gli altri e il mondo.
Arte, dunque, in paradiso. Ma gli artisti dei quali ci accingiamo ora a sfogliare le immagini hanno colto davvero il senso delle immagini di Dante? Hanno trovato la via per dire di se stessi e dei loro sentimenti, dei loro ideali, della loro coscienza, senza tradire o deformare con le loro immagini il testo? Quanto resterà tra loro di ciò che è dedicato al già rimasto, al già consegnato alla storia degli uomini e del loro pensiero?
Ecco. Come di solito, a fronte della poesia e delle sue conseguenze e suggestioni, ciò che più si afferma è il tono interrogativo. Nella polpa viva delle cose si aprono domande, e come scrive il Poeta
“tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e com’è duro calle
lo scendere e il salir per l’altrui scale.”
Guardiamo allora a queste opere d’oggi, e ciascuno di noi veda, verifichi, indaghi ciò che sente e scorge percorrendo con attenzione e rispetto queste altrui scale, ravvisando se e come esse rispondano alla nostra vita, alle nostre verità, alle nostre attese e disperazioni nel loro specchiarsi ai versi del Paradiso. E proprio in questo lavoro da spettatori compartecipi potremo, forse, trovare in noi il nucleo più sepolto e lucente del senso vero dell’arte.


Il seme – l’idea
Come nasce il progetto DANTE


Nello spirito che contraddistingue la Libreria Bocca da sempre come fucina di idee e importante punto di riferimento per la cultura e l’arte nel mondo, Giacomo Lodetti commissiona nel 2002 a Daniele Oppi, ed alla Cooperativa RACCOLTO da lui rappresentata, la supervisione di un ambizioso progetto di illustrazione della Divina Commedia, dando così l’avvio alla realizzazione di un’idea accarezzata da tempo.
Progetto ambizioso anzitutto per la quantità di artisti e collaboratori coinvolti: CENTO ARTISTI invitati a partecipare per illustrare i CENTO CANTI che compongono il poema, con un criterio di assegnazione canto-artista che tiene conto della specifica individualità e poetica di ognuno di essi, senza trascurare la coralità del progetto.
Nella realizzazione dettagliata di questo progetto è impegnato lo staff del Raccolto: dal contatto con gli artisti, all’organizzazione logistica dei materiali, sino alla confezione grafica finale.
Ambizioso, anche, per il livello qualitativo che si propone di raggiungere: cento opere, con relativo canto, edite singolarmente in trentatrè copie ciascuna, appartenenti ai maggiori artisti del panorama artistico, italiano e non solo, contemporaneo.
Ed inoltre la prospettiva di una mostra nelle sedi Bocca, con stampa del catalogo completo delle opere.
Ci sarebbe già di che accontentarsi. Ma le ipotesi di ampliamento di questo grande progetto sono ricche di attrattive; e tutte molto percorribili.


La Libreria Bocca s.n.c. - Galleria Vittorio Emanuele II, 12 - Milano,
ha incaricato la cooperativa Raccolto di raccogliere le adesioni di artisti per l’edizione speciale della “Divina Commedia”






dal IX canto dell'Inferno,
"La Medusa" di Stefano Pizzi
tra i primi lavori pervenuti

nel 2002.



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