Quando l'Umanitaria era in via Solari


CURATORE
Claudio A. Colombo

FORMATO 16,5X23,5 cm.
PAGINE 104
ILLUSTRAZIONI 100 in bianco e nero
Carta patinata opaca 150 gr.
con copertina in Acquerello 350 gr.

PREZZO

PROFILO DEL LIBRO:
LIBRO STORICO-DOCUMENTARIO

vedi sito dedicato al volume

Il volume è strutturato essenzialmente in due parti: una ricostruzione storica che attinge dai documenti dell’Archivio Storico Umanitaria e una sezione di testimonianze raccolte negli anni dalla Cooperativa degli inquilini, completati da nuovi ricordi degli ultimi anni. Il volume si completa con due inediti (la polemica per la visita reale del 1905 all’Umanitaria e un resoconto del primo anno di vita del quartiere) e un testo critico dell’architetto Maurizio Spada che paragona i criteri all’avanguardia con cui vennero realizzate le case un secolo fa con la situazione odierna delle case popolari.

Questo titolo della collana dei “Centenari” (vedi sito dedicato al volume sulla Casa degli Emigranti).

“OK. Vediamoci all’Umanitaria e parliamone insieme”. Così è iniziata l’avventura editoriale su cui, per quasi un anno, ha lavorato l’Archivio storico di questa prestigiosa istituzione, prodigandosi tra una mole intricata di carte e planimetrie, annotazioni e relazioni, inventari, reperti e corrispondenze dei primi anni del ‘900.
Peccato che in quell’occasione il nostro Claudio Colombo e Silvano Rizzi, del Comitato per il centenario del quartiere di via Solari, non si siano intesi. Colombo intendeva ricevere l’ospite nella sede dell’Umanitaria, in via Daverio 7; Rizzi pensava di ritrovarsi nel quartiere di via Solari, che per gli abitanti delle case da sempre è l’Umanitaria. Proprio da questo disguido è saltato fuori il titolo di questo volume, che solo in parte è un’auto-celebrazione di quello che l’Umanitaria è stata in grado di “tirare su” attraverso l’opera di Giovanni Broglio, l’architetto che ha saputo trasformare concetti di programma in una realtà all’avanguardia, ancora oggi citata nei libri di testo di tutta Europa. La recente relazione di Wolfgang Foerster, al convegno organizzato a gennaio in Umanitaria, ha reso omaggio proprio a quel prototipo di abitazioni popolari, da sempre un modello di riferimento per quello che oggi si chiama housing sociale.
In realtà, il volume è un racconto ininterrotto di cosa il quartiere di via Solari ha significato per tre, anzi quattro, generazioni di persone, che hanno avuto modo di assimilarne il senso compiuto: non solo quello di vivere in abitazioni sane e comode a prezzi di tutto rispetto, ma di fare parte di una comunità in un certo senso di privilegiati (in una zona di Milano sulla linea di confine con la campagna), che però era dotata di ogni genere di “confort”. Confort, naturalmente, da interpretare secondo la concezione sociale dell’Umanitaria, quella espressa nel suo Bollettino del 1906, quando l’istituzione si rivolgeva ai nuovi abitanti in questo modo: “Ad essi il nostro augurio: augurio di vita feconda; di miglioramento intellettuale, morale ed economico per essi e per gli altri.
Ma un altro ufficio hanno i nostri inquilini: quello di dimostrare che la vita individuale è la vita associata, solo che sia confortata, difesa, sospinta da ambienti e da instituti che la salute presidiano, la mente e l’animo nutrono e sollevano.
Noi siamo certi che i nostri inquilini sentiranno, oltre che l’attaccamento individuale alla loro abitazione, una specie di orgoglio di classe che li sospingerà alle consuetudini della vita d’igiene, di pulizia; che nella Università popolare, nella Biblioteca popolare, nella Crêche che presto sorgerà, nella Cooperativa che già funziona, troveranno altrettanti istituti amati, frequentati, usati, che non solo produrranno beni immediati di spirito di corpo ed economici, ma riattaccando l’uomo alla casa, spingendo la donna nella vita sociale dall’uomo vissuta, cementeranno nelle famiglie e fra le famiglie vincoli di affetti, di solidarietà, di bontà”.
Nel rileggere le testimonianze (la parte più appassionata del libro), sentiamo che l’azione svolta dal nostro ente in questo frangente è stata ripagata cento e più volte dall’impegno profuso dagli abitanti di via Solari, per i quali l’Umanitaria sarà sempre la loro casa.
 
Piero Amos Nannini
Presidente della Società Umanitaria

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