Quondam e altri racconti

Cartoline d’Autore di un’Italia da riscoprire


Giuseppe Oppi

FORMATO 12X20 cm.
PAGINE 156
CODICE ISBN 978-88-87724-61-5
PREZZO euro 15,00

Acquista





PROFILO DEL LIBRO:
RACCONTI

Sono parole fresche queste che si rincorrono nei manoscritti ritrovati dalle figlie Mimma Modonesi e Gaby Ferretti. Lo scrivere è fluido.
(...)
Racconti d’altro tempo: ci sono le corse, il verde, Bologna, la campagna romagnola in diligenza... Poi Milano, la Valtellina e i viaggi per il mondo messi a fuoco con personaggi ben delineati; ma c’è anche una quotidianità che appare assai lontana per la “brevità” del secolo appena passato:
“Nessuno all’infuori di lui sapeva che io ero lassù, e ne fui doppiamente felice. Sempre cercando di non far rumore, e lentamente, mi portai il più esterno possibile, all’estremo angolo del cumulo di fieno, ed ecco, a poco meno di un metro dai miei occhi, un cestino di creta, capolavoro artigiano, che sembrava appeso miracolosamente nell’angolo del portico. E passai tutto il pomeriggio a studiare l’andirivieni dei velocissimi genitori che portavano cibi prelibati, mosche e insetti ai loro piccoli nati da pochi giorni, i rondinini”.

Dalla presentazione dell’Editore


(...) Già altre volte ero stato a Napoli. Mi avevano colpito tante cose dagli infiniti e diversi aspetti pur diversi da quelli descrittimi dal mio povero Padre che era stato a Napoli sulla fine del 1800 e da mio fratello maggiore Mario che in quella città più volte aveva soggiornato, per ragioni di studio, dal 1911 al 1914.
Mi avevano sempre parlato molto di questa incantevole città che fu la più popolata d’Italia, che ebbe la prima ferrovia d’Italia Portici-Napoli, e coi loro racconti me ne avevo creata un’immagine per me sempre più attraente e interessante.
Avevo cercato, inutilmente, gli scugnizzi, che si fossero lanciati in acqua, ancora vestiti, per raccogliere la moneta gettata dal forestiero, o che avessero mangiato gli spaghetti con le mani; ed ero stato anche nelle più popolari delle trattorie ma non mi era mai riuscito di vedere, in alcune di esse, condire l’insalata con lo sbruffo.
Avevo visto, sì, anche a tarda notte, dei ragazzi che soli, ma più spesso accoppiati o a gruppetti, dormivano riparati all’angolo di qualche portone patrizio o sui gradini di qualche monumentale chiesa. Ne avevo visti molti di piccoli raccogliere cicche che poi cedevano per minimo compenso a ragazzi più grandi o ad adulti, che a loro volta fabbricavano sigarette estere nuove da rivendere con tanto di marca impressa in oro.
Avevo rivolto io stesso per primo la parola a loro o, alle volte, perché affrettato per un incontro, li avevo schivati per evitare che si fermassero.
Ricorderò sempre come per la prima volta che fui a Napoli, una domenica mattina, in luglio, dovetti quasi fuggire per avere consolato due di quei piccolissimi che stavano mangiando un gelato. Il più grandicello aveva finito il proprio sorbetto e corteggiava il più piccolo perché gli facesse assaggiare il suo che era al pistacchio. Sì, no, no, sì. Fatto sta che giunse un terzo, più grande che, neanche fosse stato un abilissimo prestigiatore, fece sparire di colpo il gelato al pistacchio, ma quel che fu veramente sorprendente e di grande effetto è che sparì anche lui istantaneamente.
E giù dopo una inutile rincorsa, a piangere tutte e due che era proprio una pena a sentirli. Mi avvicinai a loro, li condussi al vicino carrettino del gelatiere e comprai loro un gelato al pistacchio.
Non l’avessi mai fatto! (...)


Estratto da "Scugnizzi"



Giuseppe Oppi con la compagna
Lina Marchionni a Venezia nel 1936




Biografia dell'Autore:

L’avventura di Giuseppe Oppi – nato a Bologna nel 1904 ha – come per altri colleghi e amici del tempo (Pizzi, Stucchi, Hoepli, Mondadori, Vanzetti, Rizzoli) – un inizio difficile: a soli dieci anni Pippo si ritrova “figlio unico con madre vedova”. Lascia presto gli studi e a diciotto anni ottiene “l’emancipazione commerciale”. Nasce la ditta Capponi e Oppi, che produce decalcomanie per bicicletta. Il mondo delle due ruote serve a Oppi, nato in una famiglia d’artisti, per iniziare la sua “volata”: progetta e realizza i primi marchi, placche e targhe per le tante aziende artigiane che, anche nei paesi più piccoli, assemblavano i telai. Così, con in tasca il suo abbonamento ferroviario di prima classe per tutta la rete ferroviaria italiana (lire 1.000!), comincia a percorrere la penisola. Nel 1931, dopo il matrimonio con Lina Marchionni maestra ad Ardenno, si trasferisce a Milano. Negli anni della “grande depressione”, in viale Monza 7 nasce la Fabbrica Italiana Decalcomanie e Vetrofanie Fini di Giuseppe Oppi e una forte amicizia con Piero Capitini. Le “vetrofanie” segnano il gran successo, portando i messaggi pubblicitari sui tram di Milano e sulle vetrine dei negozi del centro. Erano i tempi delle “donnine di Boccasile” e la creatività di Giuseppe era esplosiva.
Da viale Monza la ditta si trasferisce ad Affori, in via Pellegrino Rossi 88, dove trova lo spazio ideale per installare i nuovi macchinari. Oppi, dovrà fare i conti con la guerra, annunciata come una passeggiata, che porta distruzione, sofferenza e morte. A guerra finita, con l’amico Stucchi di ritorno da Mauthausen, si trova a dare vita all’Unione Industriali Grafici di Milano, nella carica di Vicepresidente.
Un viaggio in America lo porterà a conoscere nuovi metodi di stampa, il “silkscreen”, e così anche in Italia nascono le autoadesive, le “Oplà”. Nel ‘60 trasferisce il lavoro in via Valassina.
Muore a Milano nel 1974.