Manuela Furlan e Carmine Sabbatella

Passaggio tra elementi





FORMATO 30X42 cm.
PAGINE 12
ILLUSTRAZIONI 15 B/N e 15 a colori
Edione Speciale (euro 15,00 a sostegno dell'iniziativa Dentro Inverart)


PROFILO DEL LIBRO:
CATALOGO d'ARTE


Manuela Furlan.
Sensibilità e controllo

di Francesco Oppi

Delicatezza e forza a un tempo, cromatismo attento, a volte ripetitivo, ma mai trascurato; mano abile e sicura; disegno da scultore: questi i tratti principali dell’opera di Manuela Furlan, pittrice di palese origine friulana che riverbera, a volte, ialineamente la sua dichiarata stima per Peter Doig e Marlene Dumas, nati appena prima della sua generazione. Inevitabile anche qualche rimando al grande maestro Francis Bacon.
L’artista è passata (2002/2005) da una spazialità scritta in prospettive autodefinite, metrò, stanze, vie cittadine, insomma luoghi chiusi, a una percezione aperta dello spazio con un conseguente ulteriore passo di allontanamento dalla figurazione iconica.
In realtà, però, oggi la figura ha preso più spazio all’interno di questi “paesaggi”, amazzonici, africani o ticinesi che siano o ci appaiano, dove la natura rientra con prepotenza dalla finestra dopo essere uscita dalla porta (di casa); l’artista è nata e cresciuta nel parco del Ticino. E la figura si ricava questo spazio con un segno energico, quasi scavato, ancora più visibile; più dipinto e meno “didascalico” del passato.
La figura è stata, e resta, il punto centrale della tematica di Furlan. Una figura con una personalità forte, inevitabilmente accentratrice. In superficie i dipinti vogliono (e ci riescono) apparire in un’armonicità unitaria, in realtà, ad un’osservazione più calma, è la figura che ammanta tutto il significato dell’opera, che attira l’occhio e i sensi, che suscita l’emozione e il rapporto col quadro, in definitiva, che caratterizza il lavoro e la sua personalità.
Nell’opera c’è anche una sensualità matura, nobile, che si prende lo spazio nelle forme tracciate da ombre o da ricercati “travisamenti” disegnativi; forme mai maliziose, anzi palesemente vibranti; silouettes, anche geografiche (continenti?), che compaiono, appunto, nel tratto o attraverso le campiture.
La pittrice, negli ultimi dieci anni, ha maturato esperienze molteplici, tutte vissute in modo presente e costruttivo, con una sensibilità fuori dal comune e con la capacità di difenderla che caratterizza l’artista serio.
è cresciuta e si è formata nel solco dei suoi lavori dei primi anni del millennio, ha spezzato le metrature geometriche delle prospettive chiuse e riposizionato le figure umane al centro di stanze naturali e selvatiche, consolidandone la personalità.
Anche Furlan può essere forse considerata “selvatica”, nel senso di indomita (animale puro incaptivus) perché non ha ceduto, e non cede, a compromessi che ritiene incompatibili con la ricerca che ostinatamente porta avanti.



Spunti critici sul lavoro di Carmine Sabbatella

(...) Nel dialogo tra ferro e scrittura, tra incisione e decorazione, si inserisce a tratti un’attenzione mirata verso la funzione d'uso cioè in occasioni in cui l'opera va ad interagire con le necessita sociali , ogni foglio metallico subisce in realtà la contaminazione dell'oggetto quotidiano, dello strumento di lavoro , del soggetto del nostro spazio quotidiano; il foglio di ferro vive un'ideale spostamento dallo spazio espositivo e della fruizione dell'arte verso l'infinita variabilità degli oggetti di design. Sabbatella si presenta nel sistema dell'arte contemporanea con un progetto artistico-culturale, rigorosamente caratterizzato dalle tre componenti tecnico espressive , che va ad interagire tra i diversi valori della fruizione estetica.
Andrea B. Del Guercio

Sculture in pietra, lastre con incisioni su ferro, vetrate per chiese, affreschi e altre soluzioni artistiche sono siglate dall' inconfondibile indice grafico di Carmine Sabbatella: la stilizzazione del suo pollice, delle dita della mano che dall'alba dei tempi registra e trascrive il moto perpetuo delle idee vagando intorno alla ricerca della volontà di rappresentazione delle cose, del sacro, del tempo e dello spazio.
Sabbatella è uno sperimentatore di materiali dal segno costante che non si inserisce in nessun movimento, scuola di pensiero o gruppo artistico, ma procede solitario elaborando un particolarissimo linguaggio arcaico, postinformale e post-rupestre, intimista ed espressivo caratterizzato da forme iconiche autoreferenziali immerse nel magico mondo della scrittura di emozioni, istinti e sensazioni, utilizzando codici tratti da alfabeti primitivi fuori dal tempo.
Sabbatella crea forme – caratteri tipografici – coniando nuovi indici di un alfabeto indecifrabile magico-primario, emerso da stratificazioni e contaminazioni culturali, riproducendolo su lastre di ferro, nella pietra, sulle superfici di qualsiasi materiale (...)
Jacqueline Ceresoli