filo-sophie
francesco correggia 1992-2004


AUTORE Francesco Correggia
FORMATO 21 X 28
PAGINE 48 illustrate a colori

PROFILO DEL LIBRO:
CATALOGO
Ha trovato collocazione nel clima riservato di un importante studio legale di Milano il ciclo di opere contenute in questo catalogo che Francesco Correggia ha elaborato nell’ultimo quinquennio seguendo un processo espressivo dettato da un approccio particolarmente selettivo e rigoroso, scandito da una volontà filologica di attenzione ai valori di comunicazione poetica della pittura ed all’energia creativa insita nella natura specifica del colore. (...) Ogni tela, sia nella caratterizzazione cromatica sia nei formati, articolati tra grandi e ridotte dimensioni, sembra perfettamente rispondente alla collocazione ambientale e da essa recuperare stimoli per nuovi sviluppi espressivi. (...) L’intera Collezione ha nello spazio la possibilità straordinaria di ramificarsi ed espandersi tra separazione e relazioni, tra confronti attivi e concentrate solitudini; ogni quadro appare animato dal confronto tra il cielo e la terra, ‘ERI ERIS ERINNI’, tra il bene ed il male, ‘BAGHDAD BAGDAD BAG’, tra la vita e la morte, ‘POLIS’, tra sogno e realtà, ‘IMAGINATIO’ ed il colore si espande negli aranci, si attorciglia nei rossi, si raggruma nei grigi, si impone con i verdi. (testi di Andrea B. Del Guercio)
Oltre ad un’ampia sezione biografica, la pubblicazione contiene anche un’esaudiente archivio delle principali installazioni realizzate dal 1976 al 1989, corredate dai relativi testi critici.

L’AUTORE:
Francesco Correggia.
Nato a Catanzaro nel 1950, ha studiato all’Accademia di Belle Arti della medesima città dove ha insegnato fino al 1985, anno in cui si è trasferito a Milano per occupare la cattedra di Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Brera.
Viene dall’arte concettuale, dalle installazioni e dalle performances degli anni Settanta-Ottanta. Di quelle esperienze si porta ancora oggi un segno forte nelle autocitazini che compie dentro una pittura sostanzialmente informale e densa di cromatismi. L’uso criptico della parola, scritta in greco antico, aggiunge un checché di evocativo ad una immagine trasfigurata, che si situa in una spazialità agitata, ricca di vapori e di pigmenti, sospesa sull’orlo di un abisso.
Tra le altre ha esposto alla XLV Biennale di Venenzia (1993) al Palazzo della Permanente di Milano (1994), alla XII Quadriennale di Roma (1996), al Palazzo Reale di Milano (1999)

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