La Base nel Milanese
Vicende e personaggi di una storia
di impegno politico e sociale

Autore Gianni Mainini

FORMATO 16,5X23,5 cm.
PAGINE 256
ILLUSTRAZIONI 25 a colori e B/N
CODICE ISBN 978-88-87724-83-7

PROFILO DEL LIBRO:
SAGGIO DI STORIA POLITICA

Prefazione di
Virginio Rognoni



contributi di:
Emilio Ardo
Egidio Bertani
Milena Bertani
Sandro Bertoja
Sandro Cantù
Ambrogio Colombo
Mario Fumagalli
Mariapia Garavaglia
Tiziano Garbo
Antonio Iosa
Gianpietro Lecchi
Mario Mauri
Giuseppe Ottolini
Michele Pellegrino
Benito Stinà
Livio Tamberi
Mario Villa



Web page www.centrostudimarcora.it



Una riflessione. La base della Base
di Gianni Mainini

C’è una grande Base, assurta agli onori della storia, il vertice della Base; e una base della Base: quella dei militanti, studenti, operai, agricoltori; degli iscritti delle sezioni, dei segretari di sezione, dei capigruppo, dei consiglieri comunali, dei segretari di zona, dei sindaci e degli assessori, dei presidenti di Asl, di Consorzi ed Enti. La base degli sherpa, dei gregari, dei soldati semplici che hanno fatto la forza di questo movimento insieme alle idee e alle capacità organizzative, oltre che alla statura umana politica e morale dei leaders.
Mentre quella dei generali e dei graduati è una storia che in buona parte è già stata scritta, quella di questi umili eroi della grande Base merita non meno attenzione.
Queste pagine hanno il merito di poter dare visibilità ad una vicenda altrimenti sottesa: del resto il vero tratto distintivo della Base è sempre stato quello di una partecipazione politica attiva, di coinvolgimento non solo formale degli strati più popolari del partito, accanto ed in sintonia a quelli più elitari.
Ci sono basisti della prima ora, c’è la schiera dei nuovi venuti man mano che il gruppo veniva allo scoperto e attraeva; ci sono persone che non hanno fatto una militanza ma che sono basiste per la vicinanza e la frequentazione di amici, per il coinvolgimento nell’elaborazione di documenti e tesi socio-economiche-sindacali (specialmente professori e/o intellettuali) o semplici frequentatori dei convegni di formazione; basisti fedeli per sempre (perché quella della Base è un po’ una “religione”), ed altri che sono passati a diverse collocazioni politiche all’interno del partito, ma che non sono mai stati “scomunicati” perché l’anima laica democratica e libertaria della corrente non l’avrebbe mai permesso, anche se questo non significa un’assenza di giudizio. Basisti insomma si può essere, essere stati, non essere più, ma quella della Base è come il primo amore, non si scorda mai, lascia il segno: orgoglio o rimpianto entrambi duraturi.
Da una ricognizione mnemonica anche sommaria emerge la presenza capillare di un popolo di generosi attivisti, coinvolti in prima persona in un progetto entusiasmante, recepito e rielaborato in continue interazioni e convegni, riunioni quasi settimanali, dibattiti e congressi capaci di suscitare idealità generose e disinteressate.
Uomini del mondo del lavoro, della cultura, delle professioni, imprenditori, commercianti, artigiani sparsi soprattutto nella grande provincia milanese, che andava dal Castanese, al Legnanese, al Lodigiano, al Binaschino, al Melzese-Adda, alla Brianza, al Vimercatese, al Magentino e all’Abbiatense, al Rhodense e al Nord Milano fino a Milano città.
Uomini che hanno dato forza alla Base, i cui leader hanno usato intelligentemente il potere derivante da questa partecipazione e questo consenso per smuovere la palude del centrismo postdegasperiano in agonia, prospettando equilibri più avanzati, con una visione laica della politica che tenesse ben distinti i ruoli dei clerici da quello dei laici, cui spettava la responsabilità (pagata spesso a caro prezzo) di fare delle scelte politiche dove erano importanti i valori e le culture di riferimento ma non l’integralismo e tanto meno i diktat fino alle “scomuniche” delle gerarchie.
Del resto l’aria di libertà e di democrazia conquistata con fatica sulle montagne dell’Ossola e del nord Italia, non ammetteva compromessi. I capi formati nel duro e rischioso movimento di liberazione, nella Resistenza avevano avuto la capacità di trasmettere un sentimento di lealtà verso le istituzioni, di idealità e di sacrificio che sono stati le fondamenta della ricostruzione e della rinascita della democrazia e del Paese.
E i nostri umili eroi sono una parte fondamentale di essa.
Ma l’idea base è anche un’altra: ogni scritto ruba un po’ della vita degli altri; in questo caso noi vogliamo invece restituire un po’ della vita di quelli che ci hanno preceduto.

L'Autore:
Gianni Mainini, laureato in Economia e Commercio all’Università Cattolica di Milano, ha svolto studi di specializzazione e stage economici negli Stati Uniti.
è stato amministratore pubblico e sindaco di Inveruno, consulente aziendale ed imprenditore, presidente di Confindustria Alto Milanese.
Stretto collaboratore del ministro Giovanni Marcora, da anni ne studia la figura e l’opera.
Con il CEPAM, Centro Europeo Promozioni Agricole, ha organizzato il “Premio Europeo Giovanni Marcora per l’Agricoltura, l’Alimentazione e l’Ambiente”.
è presidente del Centro Studi Marcora – Inveruno.


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