Alle origini dell'Umanitaria

Un moderno concetto di assistenza nella bufera sociale di fine Ottocento


Morris L. Ghezzi - Alfredo Canavero (a cura di)

FORMATO 16,5X 23,5 cm.
PAGINE 156
ILLUSTRAZIONI 120 circa in bianco e nero
CODICE ISBN 978-88-87724-63-9
Prezzo Euro 12,00

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PROFILO DEL LIBRO:
Saggio

La ricostruzione di un decennio (1893-1903) che, con la nascita della Società Umanitaria, ha rivoluzionato il concetto di beneficenza e di pubblica assistenza, passando dalla tradizionale assistenza elemosiniera delle Opere Pie ad una assistenza basata sul lavoro, sull’educazione e sulla riqualificazione degli umili.


L’occasione del centoventesimo anniversario dalla costituzione della Società Umanitaria ci permette di fare chiarezza su quel primo decennio (1893-1903) di cui si sanno, e si ripetono, le solite poche cose: il lascito di Prospero Moisé Loria, il Comitato promotore istituito dal Comune di Milano, il Decreto reale del 29 giugno 1893, le lunghe cause con gli eredi del Loria, il commissariamento imposto dal generale Bava Beccaris durante le terribili giornate del 1898, la ricostituzione dell’Ente nel dicembre 1901.
Sarebbe però un errore pensare che solo da quel momento, all’inizio del ‘900, la Società Umanitaria abbia avuto finalmente le carte in regola per adempiere ai suoi doveri, quelli che il fondatore era solito riassumere anche con questa immagine: “come la Croce Rossa soccorre i feriti di guerra, così la Società Umanitaria dovrà soccorrere i disoccupati”. E sarebbe altrettanto fuorviante affermare che i primi due lustri siano stati anni di calma piatta, di letargo, quasi in stand-by, come amano dire gli anglosassoni.
Niente affatto. Già sei mesi prima di essere ufficialmente riconosciuta, l’Umanitaria c’era, era un Ente vivo, pulsante, pronto a darsi da fare; gli uomini che la rappresentavano sapevano bene quello che il proprio statuto imponeva dovesse essere fatto, tanto che nel verbale della prima seduta (19 gennaio 1893) si fissano subito le questioni prioritarie: “sarà bene discutere e stabilire i seguenti punti: natura e scopo dell’Istituzione, mezzi coi quali lo scopo potrà essere raggiunto, condizioni per essere socio, attribuzioni dell’Assemblea e sue modalità, composizione del Consiglio Direttivo e sue attribuzioni. Innanzi tutto, occorre studiare e dichiarare lo scopo dell’Istituzione. Fissato questo, si studieranno i mezzi per raggiungerlo”.
Oggi, attraverso la ricerca di Alfredo Canavero e di Morris Ghezzi, e con un discreto aiuto del nostro Archivio Storico, ogni cosa torna al proprio posto: lo statuto (al 1901 ce n’erano tre versioni diverse), la sede (quella odierna divenne ufficiale solo dopo varie peregrinazioni), i consiglieri (la crème del mondo politico e imprenditoriale del tempo), ma soprattutto i progetti, i resoconti e gli “studii” (cinque le Commissioni attive già dal 1897, sotto la presidenza di Luigi Majno), che hanno permesso nel 1902 di dare vita a strutture e iniziative davvero all’avanguardia, presto divenute un modello in molti settori della vita sociale italiana.
Merito di un gruppo coeso di uomini e donne che, pur essendo di ideologia non proprio allineata (erano “democratici e socialisti, laici senza partito, massoni, moderati e repubblicani” – ricordava Giovanni Spadolini), seppero fare fronte comune, dimostrando responsabilità e cuore nel fare vincere un’idea nuova di assistenza, di istruzione e di cultura.
Riformatori convinti, che ancora oggi segnano la strada che stiamo percorrendo.

Piero Amos Nannini
Presidente della Società Umanitaria




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